Il racconto del crostaceo e del picchio
Una questione instabileStoria
C’era una volta un picchio.
Un picchio un po’ strano per la verità perchè ad un certo punto della sua vita, stufo di saltellare solo tra gli alberi, decise che era il momento di provare a fare qualcosa di diverso e si iscrisse ad un corso di ballo.
Così conobbe un crostaceo. Certo è che non fu proprio amore a prima vista, dal momento che tra due specie diverse c’è sempre molto da lavorare, ma il crostaceo in questione non era un crostaceo qualunque ed il picchio se ne accorse subito, quando tra passeggiate su montagne innevate e notti in tenda sui cucuzzoli non mancava mai l’occasione di fare una battuta o prendersi poco sul serio.
E così passò il tempo ed il picchio gli mostrò al crostaceo ongni aspetto degli alberi, dei sentieri e delle foreste. E facendolo gli donò ciò di più prezioso aveva: uno spazio nel proprio cuore.
Era proprio bella quella strana squadra che, tra alti e bassi, si cimentò in varie avventure. Nonostante le cose non fossero sempre le migliori e ognuno avesse i propri spigoli il picchio sapeva che condividere quelle avventure lo faceva sentire, semplicemente vivo.
Ma si sa che la vita non prende sempre le strade che ci si aspetta ed immaginatevi voi quali possano essere le difficoltà di tutti i giorni tra un picchio ed un crostaceo: l’eccessiva puntigliosità del picchio e la resistente corazza del crostaceo creavano non pochi problemi. Non si contarono le stoviglie in frantumi quando reggendole col becco andavano passate ad una chela. Figurarsi a rimettere a posto i cocci con la scopa. Un disastro.
Con la pila di piatti rotti che oramai ingombrava ogni angolo della casa, le discussioni all’ ordine del giorno, così come i viaggi all’Ikea per ricomprarli. Insomma, non si stava un granché bene tra tutti quei cocci.
Ad un certo punto il picchio capì che se avesse voluto continuare a dividere le avventure con quel crostaceo che tanto amava, era necessario che quelle tazze, le sue tazze, imparasse a metterle a posto da solo. E così prese una decisione maldestra, per certi versi necessaria, che però spezzò il cuore al crostaceo.
Ma qui, di cuori in pezzi c’era anche quello del picchio che però non si perse d’animo e si mise per mesi ad esercitarsi a mettere a posto le tazze.
All’ inizio collezionava cocci, ma piano piano iniziò ad imparare come fare e anche se si sa che la vita ci gode a metterci i bastoni tra le ruote, arrivò ad un punto in cui si rese conto che qualcosa era realmente migliorato: si accorse con non poco stupore, che qualche tazza andava a posto. Tornò dal crostaceo. Ma il crostaceo purtroppo in quel tempo era cambiato, con ottimi risultati. E quando il picchio si presentò alla sua porta, pronto a dimostrare al crostaceo che i piatti ora li sapeva mettere a posto, ricevette un freddo benvenuto:
Lo aveva dimenticato.
Il picchio, un po’ mesto, raccolse i suoi cocci e tra le altre cose si rese conto che, con tutte quelle cose rotte, c’era pure il rischio concreto di dover noleggiare un furgoncino.
Così, con un sacco di borse piene di piatti rotti, il picchio iniziava il suo nuovo viaggio. E mentre viaggiava, il tempo lavorava veloce su quelle borse piene. Finché un giorno inciampandovi per l’ennesima volta, tra qualche più che comprensibile imprecazione, il picchio si rese conto che qualcosa era cambiato. Non avea più male ai piedi. Aprì le borse e osservò il contenuto. I cocci erano spariti. Al loro posto, candide e fragili, tutte rotte e scombinate, una enorme quantità di parole.
Così capì cosa doveva fare. E con tutta la pazienza del mondo, con tutta la delicatezza che solo chi ha un becco al posto delle mani può capire, il picchio le raccolse e se ne prese cura.
Promise a se stesso che se ne sarebbe preso cura ogni giorno, che le avrebbe raccontate. Scrisse una storia.
Ma essendo un picchio la scrisse a modo suo: prese coraggio e con l’aiuto di un orso buono che con pazienza gli insegnò come fare, la scrisse sulla corteccia di un albero montano, in modo che chiunque passasse di lì con un occhio attento potesse riviverla.
Una storia non facile, piena di avventure e di piatti rotti, ma l’unica che aveva mai avuto un senso scrivere. Incisa nel cuore di una montagna bellissima.
La storia del Crostaceo, e del Picchio.